Sogni. Visioni tra Simbolismo e Liberty - Palazzo del Monferrato

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ARCHIVIO / Sogni. Visioni tra Simbolismo e Liberty

21 ottobre 2005 - 26 febbraio 2006


Con una mostra curata da Vittorio Sgarbi e organizzata dalla Fondazione Palazzo Bricherasio, è stata inaugurato ad Alessandria Palazzo Asperia, la ex sede della Camera di Commercio rinata come nuovo spazio espositivo.
Continuità romantiche, approdi simbolisti e sperimentalismi divisionisti: questo è il percorso della mostra Sogni. Visioni tra simbolismo e liberty che, il 21 ottobre, inaugura Palazzo Asperia, la storica sede della Camera di Commercio di Alessandria trasformata, con un rigoroso intervento di restauro, in uno spazio polivalente per la realizzazione di mostre, incontri ed altri eventi culturali di rilievo.
Punto di partenza il simbolismo francese con una piccola, ma significativa, selezione di opere dei più importanti rappresentati di quel movimento artistico affermatosi in Francia a partire dal 1885 circa, come reazione al naturalismo e all’impressionismo.
La sezione propone opere di Odilon Redon, uno dei maestri della corrente simbolista, nella cui pittura la natura è soprattutto sogno; di Eugéne Carrière, che diede nuovo impulso al genere intimista borghese; di Emile Bernard, teorico della
scuola di Pont Aven, da cui partì il movimento post-impressionista che rifiutava la copia dal vero esaltando la memoria e l’immaginazione.
Tra i Nabis (che in ebraico significa “profeti”) – la corrente attiva nell’ultima decade dell’Ottocento, fortemente suggestionata dalla pittura di Paul Gauguin - saranno esposte opere di Maurice Denis e Paul Sérusier che ne furono rispettivamente il teorico e l’animatore più appassionato, oltre a Georges Lacombe che aderì con entusiasmo al programma del movimento.

Il simbolismo non interessò solo la Francia, ma conobbe una ampia diffusione in tutta Europa. In Italia venne seguito soprattutto dai pittori divisionisti, rappresentati in mostra da tre maestri del movimento, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Gaetano Previati e Angelo Morbelli.
Elemento centrale della mostra è la ricostruzione della presenza italiana nella celebre Sala Internazione “Arte del Sogno” ideata da Plinio Nomellini e Galileo Chini per la VII Biennale di Venezia, nel 1907 e ordinata oltre che dai due artisti toscani, dallo scultore genovese Edoardo De Albertis e da Gaetano Previati. Si tratta di uno dei momenti più maturi del gusto liberty in Italia intriso di languori decorativi e fremiti simbolisti eroicizzanti in cui sono esposte opere di pittura e scultura, decorazioni plastiche e pittoriche, arredi e oggetti d’uso.
L’italianismo di Nomellini, il decorativismo di Chini e il potente simbolismo di Previati sono intensi anche come capacità di aggregazione di personalità artistiche italiane come Alberto Martini, Guido Marussig, Marius Pictor (Mario de Maria) e Leonardo Bistolfi, le cui forme plastiche, pervase da una vena simbolista evidente, costituirono una vera alternativa di stampo liberty al gusto imperante della cultura ufficiale di fine secolo.
Gli sperimentalismi dei Divisionisti hanno fortemente influenzato tutte le avanguardie italiane dell’inizio Novecento come ben dimostrano l’opera Il sogno di Boccioni, realizzata nel 1908, la Salita al Convento di Giorgio De Chirico (dello stesso anno) e Preghiera, un’opera del 1913 di Felice Castrati.

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